Nella stagione influenzale 2025/2026 è stata rilevata un’efficacia parziale del vaccino per l’emergere della Variante K (sottoclasse del virus A/H3N2), e l’influenza causata da questo ceppo si distingue per una durata dei postumi insolitamente lunga e un esordio dei sintomi molto aggressivo.
Abbiamo cercato di approfondire il rapporto tra Variante K e vaccino antinfluenzale, e di raccogliere le informazioni su sintomi, durata e farmaci che funzionano davvero. Per un ulteriore focus, è possibile consultare il portale del Ministero della Salute sulla Campagna Vaccinale.
Perché il vaccino potrebbe sembrare “meno efficace”
Nel caso specifico, è utile sapere che si è trattato di quello che viene chiamato disallineamento (mismatch) antigenico. La Variante K è emersa dopo che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) aveva già definito la composizione del vaccino per il 2025/2026 (decisione presa a febbraio 2025). Di conseguenza, il ceppo H3N2 incluso nel vaccino non corrisponde perfettamente alla Variante K che sta circolando attualmente.
La Variante K presenta, inoltre, molteplici mutazioni (almeno 7 significative) nella proteina di superficie emoagglutinina. Queste mutazioni permettono al virus di “nascondersi” parzialmente dagli anticorpi generati dal vaccino, facilitando l’infezione anche in soggetti vaccinati.
Efficacia differenziata: perché il vaccino è comunque utile
Nonostante le mutazioni, il vaccino non è inutile:
- contro l’infezione lieve, l’efficacia è leggermente ridotta (stimata intorno al 50-60% in alcuni studi europei o al 32-40% negli adulti);
- contro le forme gravi, la protezione rimane solida, riducendo il rischio di ospedalizzazione del 70-75% nei bambini e del 30-40% negli adulti.
Il vaccino “non ha funzionato” nel prevenire il contagio in molti casi perché la Variante K è più contagiosa e diversa dal ceppo vaccinale. Tuttavia, continua a svolgere il suo ruolo principale, specialmente nei soggetti fragili come gli anziani, le persone affette da patologie croniche, le donne in gravidanza e gli operatori sanitari: evitare complicazioni gravi e ricoveri.
Influenza Variante K: sintomi, durata e farmaci
La fase acuta dura solitamente 3-5 giorni, ma la Variante K è nota per causare sintomi persistenti (soprattutto tosse e spossatezza) che possono durare oltre 20 giorni o fino a tre settimane. 
Sintomi
L’esordio è descritto come “brutale”, con una comparsa improvvisa di:
- febbre alta, spesso sopra i 38-39°C, accompagnata da brividi;
- sintomi respiratori, con tosse secca e stizzosa (che può diventare persistente), mal di gola e forte congestione nasale;
- dolori sistemici, forti dolori muscolari e articolari (sensazione di “ossa rotte”), mal di testa severo e astenia (estrema debolezza);
- sintomi gastrointestinali, più frequenti nei bambini, che includono nausea, vomito o diarrea.
Trattamento: gli antibiotici non servono
Il trattamento è prevalentemente sintomatico, per alleviare il malessere mentre il corpo combatte il virus.
Si utilizzano antinfiammatori non steroidei (come ibuprofene) se è presente infiammazione, o antipiretici come il paracetamolo per abbassare la febbre e ridurre il dolore. Data la persistenza oltre le due settimane della tosse, possono essere indicati mucolitici o sedativi della tosse su consiglio medico.
Il riposo e l’idratazione sono fondamentali per contrastare la forte spossatezza e reintegrare i liquidi persi con la febbre. In casi selezionati (pazienti fragili o a rischio), il medico può prescrivere antivirali specifici se assunti entro le prime 48 ore. Cosa è importante sapere? Gli antibiotici non sono efficaci contro il virus dell’influenza e vanno usati solo se il medico sospetta una sovrainfezione batterica.
Visite specialistiche presso il Centro San Camillo
Informazioni e prenotazioni:
– presso la nostra sede in Via Calefati 177 – Bari
– Tel. 080.914.64.94 E-mail: info@centrosancamillo.com



